Partiamo da una premessa: in Giappone con l’inglese ve la potete cavare, ma non aspettatevi che tutti lo parlino.
Nelle grandi città e nelle zone turistiche troverete sicuramente persone in grado di aiutarvi, ma il livello di inglese può essere molto variabile. Quindi, se lo parlate bene, questo non è il momento di sfoggiare il vostro miglior British English e trasformarvi improvvisamente in un membro della famiglia reale.
Parlate lentamente, utilizzate frasi semplici e andate dritti al punto: “Two people”, “Where is Shinjuku Station?”, “Can I pay by card?”. Più terra terra siete, meglio è.
E soprattutto non preoccupatevi se il vostro giapponese si limita a quattro parole imparate sull’aereo. Anche conoscere qualche espressione di base può tornarvi molto utile e rendere parecchie interazioni più semplici.
Vediamo quindi le parole e le frasi giapponesi che vale davvero la pena conoscere prima di partire.
Saluti
Konnichiwa – こんにちは
È probabilmente la parola giapponese più famosa dopo sushi.
Konnichiwa significa “buongiorno” o, più genericamente, “salve” e si utilizza durante il giorno, indicativamente dalla tarda mattinata fino al tardo pomeriggio.
Ohayō gozaimasu – おはようございます
La mattina, invece, si usa ohayō gozaimasu, ovvero “buongiorno”.
Potreste sentire anche semplicemente ohayō, che è la versione più informale. Con persone che non conoscete, ohayō gozaimasu è la scelta più sicura.
Konbanwa – こんばんは
Quando arriva la sera si passa a konbanwa, ovvero “buonasera”.
Quindi: ohayō gozaimasu la mattina, konnichiwa durante il giorno e konbanwa la sera. Avete già coperto praticamente l’intera giornata.
Ringraziare
Arigatō gozaimasu – ありがとうございます
Arigatō gozaimasu significa “grazie” ed è probabilmente una delle espressioni che utilizzerete di più durante il viaggio.
Esiste anche il più informale arigatō, mentre potreste sentire arigatō gozaimashita quando si ringrazia per qualcosa che si è concluso.
Se non volete iniziare a studiare i tempi verbali giapponesi mentre siete in vacanza, comunque, arigatō gozaimasu va benissimo nella maggior parte delle situazioni.
Gochisōsama deshita – ごちそうさまでした
Questa è un po’ meno conosciuta, ma è una delle nostre preferite.
Si dice alla fine di un pasto e significa più o meno “grazie per il pasto”. È particolarmente carino utilizzarla quando uscite da un piccolo ristorante o da un’izakaya e chi vi ha preparato da mangiare è proprio lì dietro al bancone.
Non dirla non è certamente un crimine internazionale, ma è un piccolo gesto molto apprezzato.
La parola che vi salverà più spesso
Sumimasen – すみません
Se dovessimo scegliere una sola parola da imparare prima di partire, probabilmente sarebbe questa.
Sumimasen significa “mi scusi” e in Giappone è praticamente un coltellino svizzero linguistico.
Dovete attirare l’attenzione del cameriere? Sumimasen.
Dovete chiedere informazioni? Sumimasen.
Avete urtato qualcuno sulla metro? Sumimasen.
Non sapete minimamente come iniziare la frase che avete preparato mentalmente negli ultimi cinque minuti? Anche lì: sumimasen.
Wakarimasen – わかりません
Significa “non capisco”.
Potete quindi dire:
Sumimasen, wakarimasen – すみません、わかりません
ovvero: “Mi scusi, non capisco.”
Questa frase diventa particolarmente utile quando pronunciate perfettamente le vostre quattro parole di giapponese e il vostro interlocutore, comprensibilmente convinto che siate fluenti, decide di rispondervi con un monologo.
Al ristorante: dire quante persone siete
Quando entrate in un ristorante, molto probabilmente vi verrà chiesto quante persone siete.
Ed è una di quelle situazioni in cui conoscere due numeri vi evita di guardarvi intorno sperando che il cameriere inizi a contarvi da solo.
Aggiungete semplicemente desu alla fine.
Se siete in due:
Futari desu – 二人です
Se siete in quattro:
Yonin desu – 四人です
E avete appena superato con successo la prima interazione al ristorante.
Irasshaimase – いらっしゃいませ
Questa invece è importante conoscerla soprattutto per un motivo: non dovete rispondere.
Irasshaimase significa più o meno “benvenuti” e la sentirete entrando in negozi, ristoranti, konbini e praticamente ovunque qualcuno abbia qualcosa da vendere.
All’inizio potrebbe sembrarvi una domanda rivolta direttamente a voi.
Non lo è.
Potete semplicemente entrare e continuare la vostra vita.
Chiedere dov’è il bagno
Ci sono frasi che i manuali di lingua considerano fondamentali e poi ci sono le frasi realmente fondamentali.
Sumimasen、 toire wa doko desu ka? – すみません、トイレはどこですか?
Significa:
“Mi scusi, dov’è il bagno?”
Toire significa “bagno/toilette”, mentre doko significa “dove”.
Imparatela. Ringraziateci dopo.
E nel caso in cui, nel momento del bisogno, tutta la grammatica giapponese abbandoni improvvisamente il vostro cervello, un “sumimasen… toire?” ha comunque discrete possibilità di portarvi nella direzione giusta.
Parole che sentirete sui mezzi
Dopo qualche giorno in Giappone inizierete inevitabilmente a riconoscere alcune parole dagli annunci di treni e autobus.
Tsugi – 次
Tsugi significa “prossimo/a”.
Sentirete spesso:
Tsugi wa… – 次は…
ovvero “la prossima è…”, seguito dal nome della fermata o della stazione.
È una di quelle parole che dopo una settimana in Giappone conoscerete anche senza aver mai deciso consapevolmente di impararla.
Tomarimasu – 止まります
Tomarimasu significa “fermarsi/si ferma” e potreste sentirlo negli annunci relativi alle fermate o ai treni che effettuano determinate soste.
Se sentite tsugi, tomarimasu e il nome della vostra stazione nella stessa frase, probabilmente è arrivato il momento di alzarvi.
Hai – はい
Tecnicamente hai significa “sì”, ma attenzione: non sempre corrisponde esattamente al nostro sì.
Può essere utilizzato anche per comunicare qualcosa di simile a “ok”, “ho capito”, “ti sto ascoltando”.
Quindi, se state spiegando qualcosa e il vostro interlocutore continua a rispondervi hai, hai, hai, non significa necessariamente che stia approvando entusiasticamente ogni vostra decisione di vita.
Significa molto più probabilmente che vi sta seguendo.
Parole da riconoscere nelle stazioni
Per queste parole facciamo un’eccezione: non imparate soltanto come si dicono, cercate di ricordarvi anche il kanji.
Non serve saperlo scrivere, tranquilli, non siamo improvvisamente diventati un corso di giapponese. Ma riconoscere 駅, 出口 e 入口 mentre siete in una stazione può essere decisamente più utile che saperli pronunciare.
Eki – 駅
Eki significa “stazione” e il kanji 駅 lo vedrete praticamente ovunque.
Viene normalmente aggiunto al nome della stazione: 東京駅 (Tokyo-eki) è Tokyo Station, 新宿駅 (Shinjuku-eki) è Shinjuku Station e così via.
Quindi memorizzate soprattutto 駅: dopo qualche giorno in Giappone probabilmente inizierete a riconoscerlo automaticamente.
Deguchi – 出口
Deguchi significa “uscita”, mentre il kanji da cercare sui cartelli è 出口.
Questo è particolarmente importante nelle grandi stazioni giapponesi, dove scegliere l’uscita giusta può fare la differenza tra ritrovarvi davanti al vostro hotel e scoprire di essere usciti 800 metri dalla parte sbagliata.
Le uscite sono spesso numerate o indicate con lettere, quindi su Maps controllate non soltanto la stazione, ma anche quale 出口 dovete prendere.
Iriguchi – 入口
Se 出口 è l’uscita, 入口 (iriguchi) significa “entrata/ingresso”.
Anche questo lo troverete continuamente su stazioni, negozi, attrazioni e altri edifici.
E c’è anche un piccolo trucco per ricordarli: entrambi contengono 口, il kanji di “bocca/apertura”. 出 indica l’uscire, mentre 入 indica l’entrare.
Quindi:
出口 = uscita
入口 = entrata
Questi due, più che studiarli, fotografateveli mentalmente.
Non avete bisogno di parlare giapponese per fare un viaggio in Giappone. Ma imparare anche solo konnichiwa, arigatō gozaimasu e soprattutto sumimasen rende le interazioni quotidiane molto più semplici.
E se volete impararne soltanto quattro, aggiungete wakarimasen.
Perché prima o poi qualcuno interpreterà il vostro arigatō gozaimasu pronunciato benissimo come prova definitiva che parlate giapponese.
E da lì, wakarimasen diventerà improvvisamente la parola più importante di tutto il glossario.




